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Oggi
sposi.
Sorridente e in posa affettuosa, la coppia annuncia la
propria unione dalle colonne del New York Times, nelle
pagine domenicali dedicate ai matrimoni, una sorta di Who's
Who dei rampolli della classe dirigente americana. Ma questa
volta non sono «lei e lui» a essere celebrati dalla redazione
dell'autorevole quotidiano, che sceglie discrezionalmente
di quali unioni parlare, descrivendo in dettaglio livello
di istruzione e carriera degli sposi, professione e posizione
sociale dei loro genitori.
Per la prima volta nella storia del giornale, i due sono gay:
Daniel Gross, 32 anni, vicepresidente di Ge Capital
impegnato nel finanziamento di progetti internazionali, e
Steven Goldstein, consulente in affari pubblici a Manhattan,
entrambi ebrei e laureati in università prestigiose come Yale
e Harvard.
La decisione del New York Times di cominciare la settimana
scorsa a parlare anche delle unioni omosessuali non solo riflette
il cambiamento dei costumi.
E'
anche l'ultimo esempio di come un numero crescente di business,
dagli operatori turistici ai media, dai venditori di auto
a quelli di telefonini, abbiano individuato gay e lesbiche
come un mercato ad alte potenzialità di profitto, a cui
dedicare un marketing preciso.
«Sono 16 milioni i gay e le lesbiche negli Stati Uniti
e hanno un potere d'acquisto di 450 miliardi di dollari
l'anno, in proporzione più ampio rispetto agli altri gruppi
- stima Mark Elderkin, manager di PlanetOut Partners, una
società di consulenza di marketing specializzata sui consumatori
omosessuali -. E' un pubblico più fedele ai marchi individuati
come "amici" e che adotta più velocemente le nuove tecnologie.
Per esempio l'uso di Internet è tre volte più probabile
da parte di un gay che non di un'altra persona. Secondo
le nostre statistiche, l'81% degli omosessuali naviga sul
web più di una volta al giorno. Fra i viaggiatori, è sette
volte più probabile che un gay o una lesbica faccia sei o
più viaggi aerei l'anno ed è due volte più facile che spenda
oltre 5 mila dollari in una sola vacanza».
Proprio per cogliere questa nicchia di consumatori, l'agenzia
di viaggi online Orbitz ha lanciato questa estate una
sezione del suo sito con lo slogan «Vedi il mondo a modo tuo»
e i colori dell'arcobaleno adottati dalla comunità omosessuale.
Vi si trovano informazioni sulle mete turistiche più famose
fra questo pubblico, da Palm Spring (California) a
Key West (Florida); notizie sugli eventi più interessanti
in tutto il mondo e offerte di pacchetti speciali sia per
coppie sia per genitori gay con famiglia a seguito. «L'anno
scorso gay e lesbiche americani hanno speso 1,2 miliardi di
dollari per comprare viaggi online. Il 41% di loro usa
Internet per programmare le vacanze, contro il 28% degli altri
viaggiatori», spiega Mike Sands, responsabile del marketing
di Orbitz.
Da gruppi di viaggiatori omosessuali la compagnia aerea American
Airlines ha guadagnato 184 milioni di dollari nel 2001,
grazie a un programma sulla «diversità» che corteggia questa
categoria di clienti.
Intere aree geografiche dedicano una speciale attenzione alla
stessa categoria: il Vermont (a nord di New York) ha
visto rifiorire il suo business turistico da quando, alcuni
anni fa, è diventato il primo e unico Stato negli Usa dove
sono legali i matrimoni fra gay e fra lesbiche: è qui
infatti che si sono sposati Gross e Goldstein, nell'albergo
e ristorante Shore Acres, su un'isola del lago Champlain.
Persino Disneyland, paradiso della famiglia tipica
americana, una volta l'anno diventa la sede di una grande
festa gay, non sponsorizzata ufficialmente dalla società Disney
ma di certo riconosciuta come fonte importante di reddito:
il gayday si svolge da tre anni in giugno a Orlando,
Florida e l'ultima volta i partecipanti sono stati 12 mila;
al parco giochi Disney vicino a Los Angeles, California, il
primo meeting è invece organizzato per il prossimo ottobre.
Motorola, la società che produce e vende telefonini,
in America è in testa alle classifiche delle aziende con le
politiche migliori verso i dipendenti omosessuali, che sono
organizzati nel Motorola's Gay and Lesbian Business Council.
Un leader di questo comitato, Robert Williams, è anche general
manager del settore consumatori e questa estate ha guidato
la nuova campagna Motopride: una sezione speciale del
sito Motorola dedicata a gay e lesbiche, con promozioni particolari
(l'ultima per il cellulare V70). «Abbiamo avuto un'incredibile
risposta, anche se non si possono misurare gli effetti diretti
sulle vendite, che di solito non avvengono online - dice Williams
-. Con il tasso di natalità che diminuisce, le minoranze stanno
diventando maggioranze. E se si vogliono aumentare gli utili,
ha senso cercare di raggiungere quelle comunità».
La pubblicità su giornali omosessuali e con personaggi
gay, poi, non è più un tabù per numerose importanti aziende
americane: dal colosso dei computer Ibm a quello delle
gomme Bridgestone/Firestone, dalla compagnia assicurativa
John Hancock al produttore di birra Miller Lite.
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